Giappone, parco nazionale
di Ise-Shima, qui inizia
il nostro grand tour
alla scoperta delle
Pearl farm dove
da generazioni viene
coltivata la perla Akoya





Significativo, all’ingresso, un pannello dal titolo “Come sono nate le perle”, che ricorda ai visitatori come “la differenza tra le perle naturali e quelle coltivate sia semplicemente una questione di paternità, a seconda se sia la natura o l’uomo a far partire il processo”. In effetti, coniugando sapientemente tradizione e innovazione, nello specchio d’acqua a ridosso del memoriale di Mikimoto ancora oggi si immergono le Ama-san, mitiche pescatrici di ostriche, con qualsiasi temperatura (tranne a gennaio e febbraio), legate a ceste di bambù, vestite di bianco e senza l’ausilio di respiratori. Secondo la leggenda, una principessa, visitando tale regione alla ricerca del tempio della dea del Sole, aveva incontrato una giovane Ama, che si tuffò per regalarle un abalone dai colori iridescenti. Il dono fu talmente apprezzato che tuttora tale conchiglia viene donata, ogni anno, alla divinità del Santuario di Ise.
I locali dove si effettuano gli innesti sono rimasti quelli di una volta, in prevalenza a conduzione familiare e più simili a case di pescatori, come quelle delle novelle di Giovanni Verga, che a incubatori di gemme da migliaia di yen, che splendono nelle gioiellerie di tutto il mondo. Del resto, la differenza sta nell’abilità umana, che esegue alla perfezione la tecnica tramandata da oltre cento anni dal re delle perle e nelle caratteristiche uniche del mare dell’arcipelago di Ise, che culla e nutre le ostriche durante il lungo periodo di gestazione.
I locali dove si effettuano gli innesti sono rimasti quelli di una volta, in prevalenza a conduzione familiare e più simili a case di pescatori
Nel 2022 nei laboratori di Mikomoto è stato decodificato il genoma dell'ostrica perlifera


È una novità assoluta per i giapponesi aver aperto con tanta generosità agli occidentali le porte dell’universo delle perle coltivante, fatto non solo di siti di coltivazione marini, ma anche di sofisticati poli scientifici.
Nel mese di aprile 2024, all’interno dell’Istituto di Ricerca di Mikimoto è stato inaugurato il centro di genetica della Japan Pearl Promotion Society. Il direttore del laboratorio, Takeshi Takeuchi, ha evidenziato con orgoglio come il gruppo che coordina sia stato il primo al mondo nel 2012 a decodificare il genoma dell’ostrica perlifera, riportando i risultati su riviste accademiche internazionali, mentre nel 2022 si è giunti a determinare la composizione quasi completa del genoma. Si tratta di un lavoro decisivo per garantire un futuro alle perle coltivate, prese di mira dai cambiamenti climatici e dagli attacchi degli agenti patogeni.
Il viaggio si è concluso simbolicamente a Kobe, primo porto degli italiani giunti in Giappone alla fine del 1800 e perciò, nel 1944, sede del Consolato d’Italia, prima del trasferimento a Osaka. Kobe resta attualmente lo snodo principale per il commercio delle perle, sede delle industrie operanti nel settore e dell’organizzazione di categoria, la Japan Pearl Exporters’ Association (JPEA), che conta ben 135 associati. Un episodio raccontato dal membro più anziano, novantunenne, legato a Kokichi Mikimoto, che aveva conosciuto quando era giovanissimo, testimonia il profondo legale con il nostro Paese. Bartolomeo D’Elia, figlio di Joseph, nel 1948, all’età di 26 anni, si trovava a Tokyo per imparare a selezionare le perle sotto la guida del cugino paterno Enrico D’Elia. Il Giappone aveva istituito il CILC (Closed Institutions Liquidating Committee) per volere degli Stati Uniti, tra i cui scopi vi era quello di sottrarre le perle ai produttori per venderle all’asta.
Una notte di maggio, mentre Bartolomeo D’Elia era pronto a rientrare a New York, fu svegliato alle 2:00 dal suono del telefono.“Chi parla?”. “Bart”, disse la voce dell’altra parte. “Il vecchio vuole vederti. Non posso parlarne al telefono, ma so che è un’occasione a cui non vorrai rinunciare. Domani sarai all’isola” e riagganciò. Il vecchio era Kokichi Mikimoto, 89 anni, amico dei D’Elia. L’isola era Toba. Il volo verso gli USA fu cancellato da Bartolomeo, che preferì recarsi a Toba. Fu accolto da Mikimoto, che lo condusse all’interno della sua piccola abitazione. Il pavimento in legno scricchiolava, si sedettero e parlarono davanti ad una tazza di tè. Fu allora che Mikimoto gli riferì di aver consegnato moltissime perle al CILC, poi sorrise e aggiunse di averne trattenute alcune per sé e che Bart vi era seduto sopra.
Così D’Elia si accorse che sotto le assi del pavimento era custodita la collezione privata di Mikimoto, selezionata personalmente dal maestro delle perle. “Se le vuoi compare, sono tue”, aggiunse Mikimoto.
E così D’Elia fece l’acquisto di perle che capita una sola volta nella vita.



Toba il tempo sembra essersi fermato al 1893, l’anno zero delle perle coltivate Akoya. Ogni cosa sembra rievocare i tentativi di Kokichi Mikimoto per ottenere, da un minuscolo pallino di madreperla, innestato con precisione chirurgica nel nucleo dell’ostrica, una perla perfetta. L’isola delle perle di Mikimoto è un luogo incantato nel Parco nazionale di Ise-Shima, non molto distante da uno dei posti più sacri di tutto il Giappone, il Grande Santuario di Ise, risalente al 690 d.C. e dedicato ad Amaterasu, la dea del Sole, che, come previsto dal culto shintoista, viene demolito e ricostruito ogni venti anni. Attraversato il ponte di collegamento con la terraferma, si è accolti dall’imponente statua di Kokichi Mikimoto, eretta nel 1953, nella sua versione più iconica: lo scettro imperiale nella mano destra, mantello e cappello a bombetta. Il museo, che domina l’intera area, è diviso in sezioni, con una parte dedicata al ciclo produttivo delle perle e un’altra, al piano superiore, circondata da enormi vetrate con vista sulla baia dove avvengono le coltivazioni, che custodisce i ricordi più preziosi della vita di Mikimoto.
Tre Ambasciatori per raccontare al mercato italiano la tradizione della produzione delle perle giapponesi: questo è stato l’obiettivo della missione organizzata dalla Japan Pearl Exporter’s Association (JPEA). A metà ottobre Michela Amenduni Product Marketing & Communication Manager - Jewellery & Fashion Division Vicenzaoro, Paola de Luca direttore creativo di Trendvision Jewellery + Forecasting, e Giovanni Micera direttore di Preziosa Magazine hanno avuto la possibilità di visitare e di conoscere i protagonisti di questa bellissima storia iniziata più di un secolo fa.
l'Isola delle perle di Mikimoto
Il Grande Santuario di Ise, risalente al 690 d.C. e dedicato ad Amaterasu, la dea del Sole



le Ama-san, mitiche pescatrici di ostriche
Mikimoto e Bart D'Elia
di Silvio Ciniglio
Centro di Genetica della Japan Pearl Promotion Society all’interno dell’Istituto di Ricerca K. Mikimoto & Co. LTD. a Ise
Mie Prefecture Fisheries Research Institute, Shima City